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UN ANGELO PER AMICO


Eccoci al mese di ottobre, dedicato alla “Madonna del Rosario” (giorno 7); a Maria affidiamo questo tempo perché sia vissuto in una più intensa preghiera e con un più vivo amore verso le persone con cui viviamo giorno dopo giorno. La festa del Beato Giaccardo (22) ci invita a guardare questo nostro caro santo che tanto ha amato la Madonna, Gesù, la Famiglia Paolina tutta. Conoscere ed imitare il Beato Timoteo significa fissare il nostro cuore su Gesù Maestro (25), per avere una relazione sempre più vera e profonda con lui e, allo stesso tempo, prendere coscienza della nostra vocazione e del carisma della nostra bella Famiglia; affidiamo al nostro Beato il weekend sulla comunicazione (13-15 novembre) – a cui vi invito a partecipare in molte – perché dall’alto ci aiuti ad essere come il Fondatore ci ha pensati. Per realizzare questo con più “facilità e felicità”, la Chiesa ci ricorda che abbiamo degli “Amici speciali”: gli Angeli Custodi (2), che sono sempre con noi e vogliono aiutarci nel cammino di santità, messi al nostro fianco dal Divino Amore, da Gesù Maestro perché ci mostrino la via per conoscere la verità e avere la vita.

Veri o falsi

Un angelo – nel dramma di L. Santucci dal titolo “L’angelo di Caino” – così si rivolge agli spettatori: “Battezzati, porgetemi orecchio… chi sono gli angeli? C’è qualcuno fra voi che se lo ricorda?... Siamo davvero vicini a voi, in ogni istante… ci pensiate o no, noi siamo con voi o battezzati, nel modo preciso e perentorio

che Dio ha voluto, sempre, sempre. Senza distrazioni, senza vacanze”. Un tempo gli angeli erano presenti dappertutto: nei trattati di teologia, nelle preghiere, nell’arte, nelle omelie, sulle labbra dei bambini come su quelle dei morenti. Da alcuni decenni, invece, si fa di tutto per spazzarli via dai nostri libri e dalle nostre menti. Ai nostri giorni, però, si nota anche un fenomeno inverso: la moda della nostalgia dell’angelo. Ma questi “nuovi angeli” hanno poco in comune con quelli che la Scrittura e la dottrina della Chiesa descrivono come messaggeri di Dio al servizio degli uomini per guidarli sulla via della salvezza. Mentre gli angeli veri sono angeli del Bene, che spingono ad un incontro profondo con Dio e al cambiamento della vita nel senso del Vangelo, questi nuovi angeli sono angeli del Benessere, esclusivamente incentrati sulla elargizione di beni fisici e psichici immediati e terreni (vedi New Age), che magari suggeriscono i numeri per vincere una lotteria.

Dubbi e certezze

“L’esistenza degli angeli – scrive Giovanni Paolo II – veniva già negata ai tempi di Cristo dai Sadducei. La negano anche i materialisti e i razionalisti di tutti i tempi. Eppure, se ci si volesse sbarazzare degli angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia della salvezza. Tutta la tradizione è unanime su questa questione”. Un pericolo costante è l’interpretazione che ne danno alcuni esegeti, infatti “sotto i loro metodi demitizzanti, gli Angeli possono rischiare di perdere la loro identità reale per trasformarsi in un semplice discorso… in un linguaggio assai colorito e immediato creato dalla Bibbia per esprimere la cura di Dio per gli uomini… fortunatamente il Magistero della Chiesa si oppone a questa riduzione” (G. Colombo).

Negare l’esistenza degli Angeli “includerebbe, tra l’altro, anche quella dei demoni, e negare l’esistenza dei demoni significherebbe non percepire la drammaticità della lotta tra il bene e il male che connota sostanzialmente la storia del mondo e la nostra storia personale, e in ultima analisi misconoscere la dimensione cosmica della redenzione operata da Cristo” (G. Biffi). Nella prospettiva cristiana gli Angeli non stanno al centro del messaggio rivelato. La loro pertinenza rispetto alla storia della salvezza costituisce una verità periferica relativa e subordinata al discorso sull’uomo e su Gesù, “ma di verità autentica si tratta, per cui senza di essa la visione credente della vita dell’uomo e dell’identità di Gesù diventa incompleta” (G. Gozzellino). È questione di riflessione e di fede. Dice Jean Guitton: “Jean Guitton, da bambino credeva agli Angeli? No, ma dopo tanti anni di riflessione, ora che sto arrivando al termine della mia vita, credo alla loro esistenza”.

Fede

L’esistenza degli angeli è riconosciuta dalla Chiesa lungo tutta la sua storia, a partire dalle prime generazioni cristiane fino ad arrivare, attraverso l’età dei Padri, l’epoca medievale e l’era moderna, ai nostri giorni. Il Concilio di Nicea del 325 e quello di Costantinopoli I del 381 proclamarono la comune fede nell’unico Dio “creatore di tutte le cose, visibili e invisibili”, dove, per cose invisibili, intendono precisamente gli angeli. La stessa formula, ampliata, ritorna nel Lateranense IV (1215).

Nel 1442 una bolla del Concilio di Firenze rilancia la dottrina di Nicea e Costantinopoli, mentre nel 1870 il Concilio Vaticano I riafferma il Lateranense IV. Per ultimo, il Concilio Vaticano II afferma che gli angeli sono giustamente venerati dai fedeli (Lumen Gentium 50), che sono destinati a venire col Cristo nella sua gloria finale (49), e che sono soggetti, nella gloria celeste, alla gran Madre di Dio, Maria (69). Quando si entra nell’ambito della fede – scrive B. Mondin – il criterio di verità non è più l’evidenza, né quella immediata dei sensi né quella mediata dal ragionamento, bensì l’autorità. L’autorità su cui si fonda la fede è triplice: la Scrittura, la Tradizione e il Magistero ecclesiastico. Il cielo è un oggetto di fede e oggetto di fede sono tutti i suoi abitanti: la Trinità, Gesù Cristo, gli Angeli e i Santi. La fede ci fa sentire e ci fa vivere la presenza degli abitanti del cielo. La loro è una presenza viva, forte, soave, dolce. Non è una presenza lontana, ma vicina: una presenza prossima, intima, profonda. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel paragrafo dedicato agli angeli, dichiara: “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione” (n. 328).

Scrittura

È dalla Bibbia che il cristiano attinge la vera devozione agli Angeli e, leggendo la Sacra Scrittura, ci sembra quasi di udire “il fruscio degli angeli” ad ogni voltare di pagina. Sono assai pochi, infatti, i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento che non menzionano gli angeli come adoratori di Dio e mediatori tra il cielo e l’umanità. Che la Bibbia contenga un preciso insegnamento sugli angeli è un fatto che non può essere contestato da nessuno. Bisogna però ulteriormente capire quale sia il significato delle sue affermazioni, e cioè se questi angeli sono da intendere quali semplici simboli, metafore, immagini del bene presente e operante nel mondo, oppure come realtà personali distinte e superiori all’uomo coinvolte nella storia. Il magistero della Chiesa cattolica, la liturgia, l’esperienza dei santi e la maggior parte dei teologi cattolici distinguono tra elementi essenziali e dati solo figurativi della credenza, ma tengono ben ferma la realtà personale degli angeli. Cristo – scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica – è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…” (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (Col 1,16), sono suoi perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Eb 1,14). Essi, fin dalla creazione, e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano la salvezza e collaborano alla realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre (cfr. Gn 3,24), proteggono Lot (cfr. Gn 19), salvano Agar e il suo bambino (cfr. Gn 2,17), trattengono la mano di Abramo (cfr. Gn 22,11), comunicano la legge (cfr. At 7,53), guidano il popolo di Dio (cfr. Es 23,20-23), annunciano nascite (cfr. Gdc 13) e vocazioni (cfr. Gdc 6,11-24; Is 6,6), assistono i profeti (cfr. 1Re 19,5), per citare soltanto alcuni esempi. Infine è l’angelo Gabriele che annuncia la nascita del precursore e quella dello stesso Gesù (cfr. Lc 1,11.26). Dall’incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio “introduce il primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella fede della Chiesa: “Gloria a Dio…” (Lc 2,13.19). Essi proteggono l’infanzia di Gesù (cfr. Mt 1,20; 2,13.19), servono Gesù nel deserto (cfr. Mc 1,12; Mt 4,11), lo confortano durante l’agonia (cfr. Lc 22,43), quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici (cfr. Mt 26,52), come un tempo Israele (cfr. 2Mac 10,29-30; 11,8). Sono ancora gli angeli che “evangelizzano” (Lc 2,10) annunziando la Buona Novella dell’incarnazione (cfr. Lc 2,8-14) e della risurrezione (cfr. Mc 16,5-7) di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano (cfr. At 1,10-11), saranno là, al servizio del suo giudizio (cfr. Mt 13,41; 24,31). Collaboratori di Cristo nella salvezza dell’umanità, gli angeli prestano con costanza e generosità servizio anche alla Chiesa, la sposa di Cristo. Gli Atti degli Apostoli non sono soltanto il Vangelo dello Spirito Santo, ma anche degli angeli. Essi svolgono un ruolo importante a fianco degli apostoli: li proteggono dai loro nemici, li liberano dalla prigione o da minacciosi pericoli, li aiutano nella diffusione del Vangelo. Ippolito di Roma, paragonando la Chiesa ad una nave, scrive: “La Chiesa ha anch’essa i suoi nocchieri, a bordo e a tribordo, vale a dire gli angeli assistenti. Essa non ha mai cessato di essere governata e protetta da loro”. Gli angeli partecipano intensamente e gioiosamente alla vita della Chiesa, specialmente quando celebra i riti liturgici.

Ruolo

Gli angeli possiedono un’indicibile bellezza, quella che proviene dalla loro vicinanza a Dio, fonte di ogni splendore. “I corpi glorificati – spiega Teresa d’Avila – rifulgono di tanta gloria e di una bellezza così elevatamente soprannaturale che la loro vista sconvolge la ragione”. Anche Santa Brigida ne ha fatto esperienza: “Se vedessi la spirituale bellezza degli Angeli, il tuo corpo non ne sarebbe capace, ma si spezzerebbe come un vaso rotto e sporco, per il gaudio dell’anima a tale visione”. Essi ci ricordano che non tutto è in questo mondo, che non tutto è questo mondo: “Ciò a cui propriamente educa l’angelo è questa nostalgia per la visione che nessuno ha visto né vedrà mai” (M. Cacciari). Messaggero dell’aldilà delle cose, come dice il suo nome, l’angelo è “il testimone dell’invisibile, il richiamo al mistero più grande del nostro cuore, il segno che noi siamo circondati e insieme infinitamente superati dalla divina presenza”. L’angelo è da riscoprire come “una presenza e una profezia del trascendente al quale l’uomo partecipa mediante la sua spiritualità, come nostalgia per le regioni del Regno, come un pedagogo di ogni persona” (A. Amato). Gli angeli, primi cittadini della città celeste, svolgono due funzioni principali, una riguarda Dio, l’altra gli uomini. La prima funzione è quella di adorare e di contemplare la maestà divina. È proprio in questa contemplazione orante di Dio che gli angeli realizzano la pienezza della loro esistenza. La seconda funzione è quella di aiuto all’uomo, infatti essi manifestano il loro amore verso Dio non solo lodando la Santissima Trinità, ma anche accompagnando e proteggendo gli uomini sulla terra. Dobbiamo riscoprire gli angeli quali veramente sono: spiriti “incaricati di ministero” da un Dio follemente innamorato dell’uomo, “mandati a servirlo”, in ordine all’unico fondamentale problema che lo riguarda: la salvezza (cfr. Eb 1,14). Gli angeli sono persone estremamente altruistiche, interamente votate all’amore di Dio e del prossimo. Essi cercano in ogni modo di condividere con noi l’immenso amore e felicità di cui godono. La loro generosità non conosce limiti. Scrive G. della Croce: “Con le loro intime ispirazioni gli angeli procurano all’anima una più alta conoscenza di Dio; l’incendiano d’una più ardente fiamma d’amore per lui; arrivano a lasciarla tutta piagata d’amore”.

Custodi

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 336, ci ricorda che dall’infanzia (cfr. Mt 18,10) fino all’ora della morte (cfr. Lc 16,22) la vita umana è circondata dalla protezione degli angeli (cfr. Sl 34,8; 91,10-13) e dalla loro intercessione (Gb 33,23-24; Tb 12,12). “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” (San Basilio di Cesarea). Già il Concilio di Trento scriveva: “Come i genitori affidano i loro figli a persone di fiducia quando devono intraprendere un difficile e pericoloso viaggio, così, nel viaggio che tutti facciamo verso la Patria celeste, Dio nostro Padre ha affidato ognuno di noi alla custodia di un angelo”. La dottrina dell’angelo custode è preziosissima: essa ci propone una verità molto consolante. Ci dice che non siamo mai soli; che siamo circondati da tanti amici spirituali; che molti sono gli angeli che hanno cura di noi, ma uno in modo del tutto particolare. Egli vigila costantemente su di noi, precede i nostri passi, anticipa e sollecita i nostri pensieri, sostiene i nostri buoni propositi, gode dei nostri trionfi. Nell’angelo custode si vede la grande sollecitudine di Dio per la nostra salvezza, sollecitudine condivisa da tutti gli abitanti del cielo (B. Mondin). L’angelo che accompagna la vita cristiana non ha soltanto il compito di conservarla e di proteggerla, “egli contribuisce a guidarla, secondo la luce nella quale contempla il Padre e discerne i progetti divini su ogni destino. Il cristiano è invitato a riconoscere la presenza dell’angelo che misteriosamente l’accompagna e gli fa giungere la luce che viene dal Padre contemplato faccia a faccia” (J. Galot). Il contatto spirituale dell’angelo custode è così dolce e delicato che, normalmente, la sua stessa presenza è impercettibile. L’angelo custode parla in silenzio: “Quando noi ci abbandoniamo all’influsso di questo essere tenero e caro, mai egli ci insegna qualche cosa direttamente, ma, per la sua esistenza stessa e per la sua presenza vicino a noi, egli ci infonde, per così dire, il meglio delle nostre forze che altrimenti noi avremmo ignorato” (S. Bulgakov).
Quando il nostro angelo si prende cura di noi, dedica tutta la sua intelligenza e la sua conoscenza, tutta la sua potenza e vigilanza, per “illuminarci, custodirci, reggerci e governarci”, come dice una delle più belle preghiere della nostra fede. Egli ubbidisce in primo luogo all’incarico che il Signore gli ha dato e, in secondo luogo, egli stesso nutre un amore intenso per noi. La storia dell’arcangelo Raffaele nel libro di Tobia ci dà l’idea della bontà e della gentilezza del nostro angelo custode. Esclama san Gerolamo: “Oh! Quant’è dunque grande la dignità delle nostre anime, se fin dalla nascita ognuno di noi ha un angelo deputato alla sua protezione”. San Bernardo ha parole molto belle sull’angelo custode. Parlando del versetto 11 del salmo 90 – “Dio darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi” – così si esprime: “Quanto rispetto, amore e fiducia deve ispirarti questa parola! Rispetto per la presenza del tuo angelo, amore per la sua bontà, fiducia nella sua protezione… dovunque tu abiti, in qualunque luogo ti rechi, abbi grande rispetto per il tuo angelo”. San Tommaso a sua volta parlando della vita dell’uomo come cammino verso la patria dice: “Come si dà una guardia di protezione agli uomini che percorrono una strada poco sicura, ogni uomo, nella condizione di viandante, riceve la protezione di un angelo”. Alcuni Pontefici recenti portano delle belle testimonianze a riguardo.
Pio XI scrive: “Ci siamo sempre sentiti meravigliosamente assistiti dal nostro angelo custode. Sentiamo molto spesso che è lì accanto a noi, pronto ad aiutarci… l’angelo custode non è soltanto presente, ma la sua compagnia è piena di tenerezza e di amore. Ora anche da parte nostra deve esservi per lui un amore fatto di tenerezze, e cioè la devozione”. Papa Giovanni XXIII gioisce pensando al suo angelo: “Bellissimo pensiero. Un angelo del paradiso, nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa col suo Dio. Che delizia al solo pensarvi! Io, dovunque, sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre io dormo”.
Giovanni Paolo I lamenta il fatto che “gli Angeli sono i grandi sconosciuti in questi tempi di tendenziale cosmolatria” e invita a “vivere, come hanno fatto i santi, da Agostino a Newman, in familiarità con essi”. E Giovanni Paolo II: “Ho una particolare devozione per l’Angelo custode. Il mio Angelo custode sa cosa sto facendo. La mia fiducia in lui, nella sua presenza protettrice, si va in me costantemente approfondendo”. Lo scrittore Péguy così scrive ad un amico: “Ho un Angelo Custode che ha qualcosa d’incredibile! È ancora più astuto di me, vecchio mio! Sono realmente custodito, e non posso sfuggire alla sua custodia. Per tre volte, recentemente, l’ho sentito come tenermi in pugno, strapparmi letteralmente via da azioni che avevo meditato, preparato, voluto”. E il poeta Claudel: “Se il nostro cuore è impuro, non offriamo il minimo appiglio all’Angelo Custode. Come può agire su un ramo secco, una carne insensibile? Ma quando, tra noi pellegrini e i nostri compagni di strada inizierà una conversazione, chi la potrà fermare?... La baldanza con cui avanziamo è la nostra, ma è nello stesso tempo quella del nostro Angelo Custode… È il mio Angelo Custode che mi fa vedere ogni cosa sotto un aspetto nuovo”. Gli angeli è vero, si rivelano, ma soltanto a quelli che li amano e li invocano (Card. Journet). Soltanto le anime che si abbandonano alla guida dei loro angeli, che vivono in familiarità con essi, li amano, li onorano, li invocano con fiducia possono testimoniare la potenza, la bontà e la generosa delicatezza di questi divini seminatori di perfezione (J. Dühr). Vari santi ci invitano ad una familiarità con i nostri angeli custodi: “Renditi molto amico degli angeli; impara a vederli sempre presenti, anche se invisibili, nella tua vita” (F. di Sales). San Bernardo esorta: “Considerate gli angeli vostri intimi amici, stabilite un dialogo devoto con loro”.

I santi

Santa Teresa del Bambin Gesù così si esprime riguardo al suo angelo: “Solenne guardia della mia anima, che risplendi nel bel cielo come una delicata e pura fiamma, vicino al trono dell’Eterno, tu vieni per me su questa terra e mi illumini con il tuo splendore. Bellissimo angelo, mi sei diventato fratello, amico e consolatore. Conoscendo la mia grande debolezza mi porti per mano. E ti vedo, quando mi scansi, pieno di tenerezza, ogni pietra del mio cammino. Ogni volta la tua cara voce mi invita a guardare solo il cielo”. Padre Pio era un grande devoto degli angeli: “I Celesti Personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l’ebbrezza dei beati… Oh deliziosa intimità, o beata compagnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere e apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l’uomo, a noi assegnò, questo celeste Spirito! Rammentate spesso la sua presenza: bisogna fissarlo con l’occhio dell’anima; ringraziatelo, pregatelo. Egli è così delicato, così sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo… Come è consolante il pensiero che vicino a noi sta uno Spirito, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, nemmeno quando osiamo peccare. E questo Spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, un fratello”.
Santa Gemma Galgani fu favorita, quasi costantemente, dalla visibile presenza del suo Angelo Custode. La santa conversava amorosamente con l’angelo mentre questi, da parte sua, le dava prove quotidiane di tenero amore e amicizia: «L’angelo custode non mi lascia mai… Stanotte ho dormito col mio angelo custode accanto; nello svegliarmi l’ho veduto vicino a me; mi ha domandato dove andassi. “Da Gesù” ho risposto». Un’altra volta Gemma racconta del suo angelo: «Mi si avvicinò, mi accarezzò e mi venne di dirgli con tutto l’affetto: “Angelo mio, quanto bene ti voglio”. “E perché mi vuoi bene?”, chiese. “Ti amo perché m’insegni l’umiltà, e perché mantieni la pace interna del mio cuore…” soggiunse: “Io sarò la tua guida sicura; sarò il tuo compagno indissolubile”». L’angelo di Gemma è sempre ‘di guardia’: “L’angelo custode non cessa di vigilarmi, d’istruirmi e darmi soavi consigli. Più volte al giorno mi si fa vedere e mi parla. Ieri mi tenne compagnia mentre mangiavo… Per grazia di Gesù e per sua infinita misericordia l’angelo custode non un minuto secondo mi abbandona… stamattina, quando mi sono svegliata era sempre presso di me; mi ha benedetto ed è andato via”. Più volte, dopo aver ricevuto la visita di Gesù e Maria, Gemma è affidata all’angelo custode: “Ma quanto è buono Gesù! Appena si parte lui, mi lascia l’angelo custode che, con la sua continua carità, vigilanza e pazienza, mi assiste….
La mia carissima Mamma ieri sera non mancò, ma fu così breve la sua visita; ma mi consolò tanto… si avvicinò, mi fece una carezza e mi lasciò in compagnia dell’angelo custode, che si è mantenuto affabile e allegro fino alla mattina”. Padre Germano Ruoppolo, guida spirituale di Gemma, scrive: “Quante volte ancora, trovandomi con essa a discorrere e domandarle se il caro angelo custode fosse sempre al suo posto a farle d’intorno la guardia, Gemma volgeva con incantevole disinvoltura lo sguardo verso quella porta, e mirandolo rimaneva estatica e alienata dai sensi, per tutto quel tempo che si tratteneva a contemplarlo”. Don Alberione, in sintonia con tutta la Chiesa, ha avuto una grande devozione per gli angeli e soprattutto per l’angelo custode, tanto che la coroncina del giovedì del libretto delle preghiere, è dedicata a lui. In essa ci invita a ringraziare il nostro angelo custode per la sua presenza protettrice, chiedere perdono perché spesso dimentichiamo di averlo vicino, invocarlo nella lotta contro il male; e infine ci invita a chiedere a tutti gli angeli protezione per gli operatori dell’apostolato della comunicazione sociale e aiuto perché l’umanità intera “conosca il vero e solo Dio” e “venga il regno di Gesù Cristo”. Maria, Regina degli Angeli, che hai accolto le parole dell’arcangelo Gabriele che ti ha annunziato l’incarnazione del Verbo, tuo figlio Gesù, aiutaci affinché anche noi, attenti alla presenza e alla voce del nostro angelo, viviamo, ad imitazione sua, di amore intenso a Dio e ai fratelli. Amen.

D.V.
Circolare di ottobre 2009

Dice il Signore all’Angelo:
– Corri da quel bambino
e restagli vicino.
Non lo lasciar giammai.
– Signor, cosa gli dico
se mi chiede chi sono?
Digli: io sono un dono
di Dio.Sono l’amico.
– E se piange, che faccio?
– Fai come il pastorello:
quel bambino è un agnello
e tu lo prendi in braccio.
E se gioca? – Tu giochi.
I bambini innocenti
van felici di pochi
sassolini lucenti.
– Se ha sonno che ho a fare?
Son così maldestro!
– Mettilo in un canestro
e lo fai dondolare.
L’Angelo via volò.
Ed era già lontano
nei cieli, che si voltò
per chiedere più piano:
– E se si ammala? Se muore?
– Riportalo al Signore!

(R. Pezzani)


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